Avere Sei Anni a Milano


Quando le cose sono semplici, lineari, trasparenti, le può capire anche un bambino di sei anni.

E allora perchè non riesco  a capire l’utilità, la logica, la linearità delle Primarie Milanesi?

Soprattutto perchè mi sembra un operazione opaca, contorta e oscura?

Ci sono fondamentalmente tre candidati. Non me ne vogliano gli altri contendenti, ma la loro presenza è insignificante.

E questi tre candidati sono tutti, chi più chi meno, del Pd.

Di quel partito che, della Nazione o meno, è intenzionato ad occupare tutti gli spazi politici dal confine con l’estrema destra fino alla sinistra, shakerando il tutto al centro.

Al di là di stucchevoli e imbarazzanti distinguo, Majorino e Sala così come Balzani,  candidata della coppia Boeri-Pisapia (finalmentei i duellanti di Area C si trovano d’accordo) sono tutti strettamente legati al partito di maggioranza.

E nessuno di loro, ad oggi, ha espresso una visione della città che giustifichi una contrapposizione di vedute così radicale da essere risolta con una competizione elettorale.

A questo punto, il bambino che c’è in me, con la sua semplicità, si aspetterebbe un accordo tra i tre per governare Milano nei prossimi dieci anni.

Tre personalità stimabilissime, ognuna con la propria professionalità e competenza che, abitando sotto lo stesso tetto, potrebbero completarsi egregiamente.

Ereditata dalla giunta precedente una città comunque e inequivocabilmente rinata potrebbero continuare e completare l’opera non perdendosi dietro la falsa promessa della partecipazione dei cittadini a favore di una più decisa e rapida soluzione dei problemi ancora aperti.

Si chiede l’affluenza a delle primarie di una fantomatica coalizione che non esiste, visto che non esiste neanche la benchè minima coesione della passata giunta, oggi divisa tra i tre finti duellanti.

Una coalizione presente solo nella narrazione di  tutti quei satelliti indefiniti in cui si divide  la sinistra, che sperano di poter essere ancora determinanti  o meglio di guadagnarsi qualche piccolo gesto di riconoscenza a giochi fatti.

Una coalizione talmente liquida e indefinita da attirare anche gli avversari di un tempo, vedi Scelta Civica e qualche esponente Ncd, un tempo intransigenti oppositori.

A pensar bene sembra che la necessità di primarie sia, come risponde il buon avvocato Wiler, da ricercare nelle sacre scritture della liturgia politica di sinistra, ormai scolpite nella pietra.

A pensar male sembra che si voglia trasformare una semplice conta interna in una decisione collettiva e quanto più universale.

A pensar peggio si tratta del solito racconto fantastico della partecipazione con cui si desidera ancora illudere  quella parte di cittadinanza orfana di un reale coinvolgimento.

Salvo poi, terminate le scaramucce tra comitati elettorali, ritrovarsi ad un tavolo per spartirsi assessorati, partecipate, competenze nella finzione di essere tornati tutti uniti.

Alla faccia della trasparenza, onestà, sincerità nei confronti di un elettorato sempre più sconfortato, anche in una città come Milano che appena cinque anni fa aveva visssuto l’entusiasmo di una rivoluzione Arancione subito tradita appena vinte le elezioni, quando la città è stata riconsegnata nelle mani dei partiti.

Quegli stessi partiti che pensano di riuscire nuovamente in questo gioco di prestigio, che , almeno per quanto mi riguarda è ormai del tutto svelato.

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