Quando i concorsi non bastano ( se mai sono bastati )


 

Da una parte ci sono gli uffici pubblici sottoutilizzati, malamente organizzati, inutilmente energivori e dispersi in ogni dove della città. Un esempio per tutti, ma ce ne sono a decine, il Palazzo della Ragioneria di piazza della Scala dove in 3800 mq di spazi sovradimensionati e inadatti lavorano un numero esiguo di dipendenti pubblici. Un palazzo, opera di Luca Beltrami (1854 -1933), di un alto valore architettonico che riconvertito potrebbe diventare un museo cittadino, così come lo è diventato quello di fronte di proprietà di una Banca. Ma si sa, i banchieri du conti li sanno fa’.

I dipendenti che attualmente lavorano in imponenti e soggioganti spazi, con condizionatori posticci, cavi elettrici volanti, armadi per faldoni ottocenteschi, sistemi informatici raffazzonati e così via potrebbero essere tranquillamente trasferiti in moderni e sostenibili uffici che ne migliorerebbero la qualità della vita lavorativa.

E forse, un palazzo che oggi rappresenta un costo per la collettività, potrebbe diventare un elemento di redditività per le casse Comunali, invertendo un processo che vede sempre l’Amministrazione giocare in difesa, tagliando, risparmiando e “tariffando” ma raramente indirizzata sviluppare la redditività dei propri beni. Una suggestione? Vi immaginate la Pietà Rondanini esposta in uno spazio allestito in questo Palazzo, nel pieno centro di Milano, in una “casa” tutta sua invece che relegata in quell’allestimento dall’architettura obsoleta, fatiscente, superata e deprimente del Castello Sforzesco?

Dall’altra parte esiste a Milano e non solo, una pletora di architetti disposti anche a lavorare gratis pur di farsi conoscere, migliorare la loro esperienza, mettersi a disposizione della collettività. Prova di questa dedizione al lavoro gratuito ma rappresentativo la continua e incessante partecipazione di centinaia di studi a ogni tipo di concorso pur sapendo che la probabilità di vittoria è praticamente nulla.

In mezzo un’Amministrazione che, grazie al Codice degli Appalti, può promuovere un elenco di professionisti a cui affidare, previa l’analisi del loro curriculum, incarichi sotto la soglia dei 100.000 euro direttamente e senza lunghi e dispendiosi bandi. E allora, se la premessa è condivisa, perché non proporre agli architetti e ai progettisti di lavorare, anche gratuitamente, per la riprogettazione delle strutture comunali, ottimizzando spazi e risorse, sicuri però che il loro lavoro sarà realizzato e soprattutto pubblicizzato e, cosa ancora più importante, concorrerà a migliorare il loro curriculum in vista di nuovi e futuri incarichi professionali?

Utilizzando i parametri di selezione dell’elenco professionisti il Comune potrà chiedere la disponibilità agli studi secondo le loro attuali capacità e concorrerà anche a sviluppare una cultura del progetto di cui potrà beneficiare negli anni, formando un gruppo di professionisti capaci e competenti targati Milano.

È vero lavorare gratis non è il massimo e non è certo l’aspirazione di nessun progettista. Ma sono convinto che moltissimi professionisti, soprattutto alle prime esperienze, preferiscano di gran lunga progettare un intervento che verrà sicuramente realizzato o comunque valorizzato piuttosto che partecipare a un concorso, per il quale lavorerebbero comunque senza compenso, con una improbabile possibilità di vittoria e un irrisorio ritorno di immagine.

Anche perché se è giusto chiedere esperienza e curriculum ai professionisti a cui affidare un incarico è altrettanto importante dar loro la possibilità di formarsela questa benedetta esperienza. Ma se non gli si affida mai niente da progettare questo processo da virtuoso diventa impossibile mentre permettere loro di confrontarsi con un intervento reale, un vero committente, un processo progettuale quotidiano non può che essere formativa.

E una Amministrazione catalizzatrice di queste energie creative potrebbe anche beneficiarne sia nel breve sia nel lungo periodo, ampliando il campo di questa esperienza a tutti i settori della progettazione, dall’urbanistica all’arredo urbano, dal design al verde pubblico. Con buona pace dei concorsi che non hanno mai portato fama e lavoro a chi non lo aveva già garantito.

Andrea Bonessa

pubblicato su arcipelagomilano del 3 settembre 2013 http://www.arcipelagomilano.org/archives/26769

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