Burocrati ma liberi: PROFESSIONALI


Grazie ad un’iniziativa dell’assessora Bisconti in alcuni uffici comunali milanesi si sperimenteranno la flessibilità degli orari e delle presenze, il telelavoro e una maggiore possibilità di part time. L’impressione è che si desideri far emergere la libera professionalità dei dipendenti pubblici, promuovendo una serie di modalità organizzative tipiche del lavoro autonomo. Un’idea sicuramente buona e soprattutto valida per tutti quei dipendenti comunali che hanno esperienza e capacità di ottimo livello molte volte inespresse perché limitate da una struttura organizzativa rigida e penalizzante.

Una struttura burocratica che in tutte le sue declinazioni territoriali è spesso ridondante e inefficiente, a fronte della quale si è sviluppata negli anni una formidabile e capillare organizzazione di professionisti o para professionisti forte proprio di queste mancanze, che garantisce al cittadino quell’assistenza e quei servizi che la macchina istituzionale non riesce a soddisfare.

E allora, forse potremmo fare un passo in più, verso una reale e fattiva responsabilizzazione dei dipendenti e liberalizzazione dei servizi agli utenti. Potremmo provare a beneficiare della capacità dei funzionari comunali, indirizzando le loro competenze dall’attività di controllo e verifica a quella esecutiva e risolutiva.

Per soddisfare le richieste della burocrazia amministrativa ognuno di noi si rivolge spesso a un professionista che redige tutte le pratiche del caso. A questo punto gli uffici comunali controllano il malloppo, e spesso sono costretti a chiedere correzioni e integrazioni prima di poter chiudere il procedimento in modo favorevole. Tempi, strutture, costi, di ogni ordine e grado, sono dilatati allo spasimo, facendo perdere qualsiasi possibilità di concorrenzialità alle nostre attività.

Alle Officine per la città, in linea con questa idea di flessibilità, avevo proposto di studiare la possibilità di istituire l’intramoenia anche per i dipendenti comunali, almeno in alcuni settori specificatamente adatti allo scopo. Mi risero in faccia, ma ora, viste le prospettive introdotte dall’assessora, forse la proposta potrebbe ritrovare una sua legittimità.

L’intra moenia è quel tipo di rapporto per il quale il dipendente, oltre il proprio orario di lavoro, può svolgere la “libera professione” all’interno del suo ufficio riconoscendo parte del compenso percepito all’Amministrazione a titolo di rimborso per l’utilizzo dei locali e delle attrezzature della struttura.

In un sol colpo si gratificherebbero i dipendenti pubblici di valore la cui competenza verrebbe riconosciuta dalle richieste dei cittadini e da un aumento delle loro entrate, vi sarebbero dei benefici economici per le casse del Comune, si combatterebbero la corruzione e il lavoro nero (purtroppo ancora presenti) e ci si affrancherebbe dallo strapotere dei professionisti, riducendo probabilmente tempi e costi per i cittadini.

Le probabili controindicazioni, paventata perdita di efficienza durante le ore di lavoro o discriminazione tra i dipendenti con la medesima qualifica, sarebbero probabilmente ampiamente compensate dai vantaggi dello snellimento di una macchina burocratica il cui motore risulta ormai chiaramente impallato.

Qualcuno obietterà che così i dipendenti saranno incentivati a dirottare nell’attività privata le pratiche, ma si tratterà di quei pochi che già lo fanno nel sottobosco degli uffici, evadendo il fisco e rovinando l’immagine della pubblica amminsitrazione.

L’intra moenia invece gratificherà e premierà gli onesti che negli anni si sono aggiornati e saranno in grado di fornire un servizio professionale vedendo finalmente premiato economicamente il loro impegno senza che questo incida sulle casse del Comune o sulle tasche dei cittadini.

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