DISONERI DI URBANIZZAZIONE.OLTRE IL DANNO LA BEFFA


Il vigente testo unico sull’edilizia n. 380/2001 ( voluto dal Ministro Bassanini , socialista – toh!Che caso – omette di riportare l’art. 12 della legge 10/77 (Bucalossi) che obbligava i comuni a versare gli oneri urbanizzativi in un conto vincolato a tale scopo, cioè alla conservazione, manutenzione, e realizzazione di opere pubbliche di servizio alla collettività.
Da quel giorno, siamo nel 2001, tutti i comuni utilizzano gli oneri di urbanizzazione per fare cassa e pagare le spese correnti.
Soldi, tanti soldi, che hanno fatto gola a tutti gli Amministratori per supplire alla loro incapacità di controllo della spesa corrente e mantenere, almeno in apparenza, i servizi ai cittadini.
Un nodo gordiano che lega imprenditoria speculativa e le amministrazioni comunali, che ogni Sindaco potrebbe facilmente tagliare con un colpo secco e deciso ripristinando una consuetudine del passato.
Un passo indietro , non per riaprire inutili Navigli o tenere in vita privilegi inaccetabili, ma per riappropiarsi dei valori di un epoca in cui si pensava a crescere collettivamente sentendosi cittadini e non rapaci della propria città.
Perchè il territorio è la nostra prima risorsa, il nostro “primo servizio di piatti” per dirla con Tabacci, e non può rappresentare un valore di scambio da gettare sul mercato, ma un patrimonio da conservare con attenzione e dedizione continua.
Finchè controllore e controllato avranno i medesimi interessi, spremeranno lo stesso limone, si divideranno la stessa gallina dalle uova d’oro, non ci potrà essere equilibrio nello sviluppo delle nostre città.
Perchè stornare gli oneri di urbanizzazione dalla loro iniziale funzione produce un duplice danno. Non solo incentiva la cementificazione ma, contemporaneamente, ne amplifica gli effetti negativi per la mancanza di servizi, strade, reti e infrastrutture in grado di inserirli compiutamente nel tessuto urbano esistente.
Oltre il danno la beffa.