Monti, ti prego, liberaci tu ! Non ne posso più del mio Ordine (per non parlare degli altri).


Tempo fa scrissi la prima lettera alla redazione dell’Ordine degli Architetti di Milano, che con questa iniziativa fingeva un’apertura al dibattito e al dialogo con i propri – obbligatoriamente –  iscritti.

Il testo è qui sotto.

É del luglio 2011. Prima che si stagliasse all’orizzonte, grazie al governo Monti, una debole speranza nella ramazza in grado di mandare a casa Ordini, Consiglieri, e parassiti affini.

Una richiesta di dialogo che chiaramente non ricevette nessuna risposta.

Come d’altronde poche e insignificanti sono le risposte date alle lettere successive.

La lettera chiedeva, per l’ennesima volta, un rispetto di ruoli e competenze, a coloro che, ancora oggi, si arrogano, usurpandola, una rappresentatività che non hanno.

“Cara redazione” è apparso in rete il “Manifesto del CNAPPC” in merito alla bozza di legge delega sulla “liberalizzazione” delle professioni del 04 luglio 2011 dal titolo “Siamo liberi architetti”. Tralasciando di commentare il manifesto mi è sufficiente soffermarmi sul titolo: ‘Libero architetto?’ E come posso sentirmi libero se, obbligato a iscrivermi a un Ordine, il presidente del Cna si permette di parlare a nome mio senza che io gli abbia mai dato delega in tal senso? Un’iscrizione obbligatoria non può essere considerata delega di rappresentatività: é d’accordo? ‘Come posso sentirmi libero’ se colui che dice di rappresentarmi, ammesso che così fosse, non mi chiede cosa ne penso prima di esprimersi a mio nome? ‘Come posso sentirmi libero’ se in nessun sito degli Ordini degli Architetti e tantomeno in quello del CNA mi è possibile esprimermi condividendo con tutti gli altri co-scritti il mio pensiero? ‘Come posso sentirmi libero’ se il mio Ordine non organizza, tranne che per il Bilancio, nessuna assemblea in cui discutere e parlare sulle linee da seguire. ‘Di che libertà stiamo parlando’? Gentile  presidente se vuole  ne possiamo parlare, ma con l’impegno da parte sua e della redazione, di voler essere portavoce di un Libero Architetto. Come lei ben sa non ritengo che l’Ordine, la sua Presidentessa o il Cna mi rappresentino. Ma nel momento in cui si arrogano, usurpandolo, questo diritto, devono prendersi tutto il pacchetto. E nel pacchetto non ci sono solo i numeri degli iscritti da sbandierare ma ci sono gli stessi iscritti da ascoltare e consultare. E questo, lo so bene, è la parte meno gratificante. Cordialità Andrea Bonessa

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