La De Cesaris Liberata


Avevi fatto la campagna per Pisapia. Ti eri speso con gli amici di sinistra ma soprattutto con quelli di destra che, schifati dalla loro Moratti, erano i più facili da convincere.

Poi il buon Pisapia si è prontamente dimenticato del lavoro di migliaia di persone in suo favore e si é messo nelle mani dei Partiti.

Raffazzonata una squadra di Assessori infarcita di inutili politici, aveva però azzeccato, al secondo turno , alcune scelte. In particolare, dopo un’improbabile inutile signora , aveva centrato l’obbiettivo di una Vicesindaco capace, attiva e fattiva, nella migliore tradizione meneghina.

Ubiqua Assessore all’Urbanistica, dove in un anno portava a casa un inaspettato Pgt, riusciva a svolgere egregiamente anche il ruolo di rappresentante dell’Amministrazione tra i Cittadini, soprattutto tra quelli che abitano ai confini dell’impero di Area C, dove il buon Giuliano evitava di avventurarsi.

Coperto da Ada Lucia De Cesaris, e da qualche altro Assessore/Pretoriano, il primo cittadino rimaneva illeso da qualsiasi critica, con un inalterato e incomprensibile ascendente presso i milanesi che lo avevano  votato; nei momenti peggiori, ogni colpa veniva scaricata sulla giunta, preservando dalle critiche chi la guidava.

Dopo aver mollato il popolo arancione al suo destino, ingabbiato nelle mani di un diviso e cangiante Pd, di cui è nota l’inaffidabilità, si rendeva conto di non avere la capacità e la stoffa per prendere delle decisioni nelle acque agitate del Consiglio Comunale.

E quindi, firmato un libello di veleno verso tutto e tutti, decideva di concludere alla prima tappa il suo percorso , facendo ripartire il teatro di nani e ballerine che negli anni passati ha generato le vincenti candidature del trio Antoniazzi, Fumagalli, Ferrante.

Ultimo atto, la nomina di un Consiglio degli Undici con un imprecisato e incomprensibile  compito di definire il campo di gara delle primarie su cui lo stesso Pd, abituato a perderle, si sta comunque interrogando.

Tanto incomprensibile che dopo più di un mese di riunioni i “nuovi esperti” sono riusciti a partorire un sito dove raccogliere le proposte dei cittadini, che purtroppo essendo digitali non potranno svolgere nessuna delle nobili funzioni delle indicazioni cartacee.

Ed ecco che nel Pd incominciano ad emergere le prime candidature, Fiano e Majorino,  che provocano, nei soliti spettatori del solito acquario, alla ricerca del candidato perduto, lo stesso entusiasmo di un talk show televisvo.

A Fiano che punta tutto sulla Resistenza per far fare a Milano un deciso passo in avanti, Majorino risponde elencando il radioso passato a garanzia di un sicuro futuro per tutti coloro che ne hanno in qualche modo fatto parte.

Con l’esclusione di quei Comunisti di Sel, tutti hanno trovato posto nelle citazioni e rassicurazioni dell’attuale Assessore al Welfare, che non dimenticando nessuno, ricorda  ad ognuno, che, per difendere il posto di lavoro sarà meglio scendere  in campo. I partigiani dell’Anpi guidati dall’Architetto Democratico sono dietro l’angolo, così come stanno insediando la sedia e la scrivania i verdi Salviniani e uno sparuto manipolo di grillini.

In questa desolazione molti,  io per primo, speravano in una candidatura di Ada Lucia De Cesaris

Alla nullità di chi non ha mai fatto niente se non il politico, senza però aver fatto le antiche scuole di partito, speravo si potesse contrapporre la capacità professionale, organizzativa, operativa di chi ne aveva dato ampia dimostrazione.

Certo, il carattere è spigoloso, i modi spesso un po’ fuori dalle righe, le posizioni decise e determinate, ma queste sono doti per chi deve navigare in acque perigliose e contrapporsi ad una destra rozza, arrogante e aggressiva.

Anche il dissenso e i giudizi negativi sono spesso espressi in modo assolutamente palesi, vis a vis, senza giri di parole, ma è questa  la caratteristica di chi vive con passione quello che fa, spinto dalla volontà incondizionata di raggiungere il risultato pretendendo  la massima attenzione e dedizione di tutti.

Ma il “corpaccione” del Pd (prendo a prestito la definizione da un amico vecchio militante) non poteva  accettare meritocrazia e valori ormai sconosciuti alla sua struttura composta da più funzionari che cose che funzionino.

Ma anche questa volta ha probabilmente sbagliato i conti.

Perchè l’aver costretto, con un lavoro costante, la Vicesindaco alle dimissioni sarà probabilmente una vittoria di Pirro.

Io non penso, come riporta Tondelli in questo giornale,  che dietro le dimissioni della Vice ci fosse un disegno preordinato per una futura candidatura. Anzi  penso che il senso del dovere e dell’appartenenza tenessero la Vicesindaco lontana dall’arena.

Ma sono anche convinto che la dichiarazione di sfiducia del Pd, abbia liberato una grande opportunità, che non deve essere assolutamente sprecata.

Perchè, riprendendo sempre Tondelli,  risponde al vero l’apprezzamento che la De Cesaris riscuote tra parte degli Aranciuoni, nell’area Pd, ovviamente delusa dai funzionari fino ad ora espressi, e da parte del mondo operativo e fattivo .

Perchè la differenza è proprio questa. Da una parte le chiacchiere, i traccheggi, le lungaggini, l’attesa che chi ci guida impari – sulla nostra pelle – a farlo senza troppi danni, accontentandoci dei modi gentili di chi non ha niente da proporre.

Perchè  la disponibilità, il lavoro, la decisione di chi intuisce e anticipa le rotte da seguire, assumendosi rischi e responsabilità, ma soprattutto sferzando ognuno a migliorare e a progredire, sono assolutamente necessarie e ricercate da chi, come i Milanesi, bada alla sostanza e prosegue sulla propria strada.

Da domani, se vogliamo veramente proseguire sulla strada tracciata a partire dal maggio 2011, se non vogliamo tradire quelle aspettative , è nostro dovere affrancarci da questa logica partitica che ha fatto solo danni, e tornare a puntare sulle persone, sulle capacità, sulla condivisone di una scelta di indiscusso valore.

Nessuno come me si è scontrato o ha dissentito da alcune scelte della Vice Sindaco. Ma nessuno può sostenere che non siano state frutto di lavoro, ragionamenti e di un disegno che Ada Lucia De Cesaris aveva ben chiaro e sviluppava con coerenza.

Nessuno può negare di aver trovato sempre nella De Cesaris la risposta pronta, incondizionata da pregiudizi, di chi ha studiato con attenzione ogni problema.

Tornare nel mondo delle chiacchere consegnerà questa citta a Salvini & Co.

E questo, nonostante il Pd, non deve assolutamente accadere.

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