Svenduti dal peggior offerente. L’alienazione del Patrimonio Popolare


All’inizio avevo dei dubbi. Non mi stava simpatico ma pensavo che , forse, dico forse, avrebbe dato una bella scossa a questo paese, mettendo in discussione le politiche e i preconcetti  fallimentari che subiamo da anni.

Per questo non ho preso posizioni nette sullo Job Act, ho quasi visto di buon occhio la futura riforma della scuola, accettato di buon grado le azioni sulle  pensioni, considerato con occhio indulgente la gestione del problema immigratorio e digerito la demagogia e il populismo degli ottanta euro anche se si sono rivelati un sonoro bluff.

Anche Civati e gli altri esponenti della sinistra Pd non erano riusciti a convincermi della pericolosità del disegno renziano.

Un disegno che oggi invece mi è finalmente chiaro. Dalla crisi, se mai ci sono stati, devono uscirne sempre gli stessi. Quelli che sulle crisi ci campano, quelli la cui ricchezza è direttamente proporzionale alla povertà degli altri e inversamente proporzionale  al loro numero.

La notizia che il patrimonio immobiliare delle case popolari sarà alienato, la pubblicazione del decreto che  sancisce l’ennesimo saccheggio  di un patrimonio dello stato a favore dell’avidità dei singoli, è arrivata con la semplicità e la tipica sicumera di tutte le decisioni di questo governo.

Una decisione criminale perchè, ancora una volta, si depauperano contemporeanamente lo stato e le classi meno abbienti non risolvendo, in nessun modo, il problema abitativo per coloro che sono sempre di più un nuovo terzo o quarto stato senza nessun diritto.

Una corretta gestione del patrimonio immobiliare pubblico avrebbe dovuto, e dovrebbe,  garantire la disponibilità di un’abitazione, da affittare a prezzi calmierati, a tutti coloro che non possono accedere al mercato libero.

Un processo che, per essere virtuoso, deve garantire una continua rotazione degli aventi diritto, con un incremento percentuale ridotto delle nuove edificazioni.

In Italia invece è stato fatto esattamente il contrario. Le già insufficienti abitazioni realizzate con fondi pubblici sono state di volta in volta cedute ai privati che le hanno immesse sul mercato immobiliare partecipando al banchetto speculativo di cui stiamo ancora pagando i danni.

Con diverse conseguenze:

1 Gli alloggi a disposizione sono rimasti sempre insufficienti

2 La vendita a prezzi “calmierati” di queste abitazioni ha arricchito i privati ma svuotato le casse degli enti pubblici

3 I vari Iacp, Aler o simili non hanno mai avuto i fondi per mantenere le proprietà che dovevano gestire.

4 Il progressivo degrado delle “Case Popolari” ha generato un problema di conflittualità sociale e di gestione di queste enclavi sempre più complesso.

Di fronte allo scempio degli anni passati, uno scempio a cui, ad esempio, il Comune di Milano sta cercando di porre rimedio riacquisendo la gestione di quanto è nei suoi cespiti, il governo agisce con la più irresponsabile delle politiche.

Resosi conto della difficoltà di gestire un parco abitativo in pessime condizioni invece di correre ai ripari, molla il colpo, facendo un regalo a chi ha la forza di aspettare tempi migliori per raccogliere, moltiplicato, anche il poco che è in grado di seminare subito.

Mettere in vendita le abitazioni popolari offrendole agli attuali abitanti è un passo che pagheremo carissimo perchè, senza garantire allo stato un introito significativo, dato il livello dell’offerta ( un decimo del valore reale dei beni)  produrrà i seguenti effetti:

1 Nel caso, improbabile e rarissimo, di un affittuario in grado di acquisire il bene che gli viene offerto, si priverà un altro cittadino della liquidità necessaria alla sua sopravvivenza con la chimera della proprietà immobiliare.

Si aumenterà l’esercito degli “House Rich and Cash Poor”  già sufficientemente affollato.

2 Data l’impossibilità per molti di acquistare quanto offerto il patrimonio finirà nelle mani di chi, fra cinque anni, lo potrà rimettere sul mercato, speculando e guadagnando oltre qualiasi aspettativa.

3 Ridurre, per l’ennesima volta, la disponibilità di alloggio per le categorie svantaggiate.

4 Costringere le Amministrazioni, di ogni ordine e grado, a costruire nuovi insediamenti in grado di supplire a una carenza cronica

A questi danni economici e ambientali, stupida ripetizione di uno schema già visto, si aggiunge una novità molto più inquietante e pericolosa.

I quartieri popolari, pur nel loro degrado, anche se sovente  incontrollati e incontrollabli, con una quantità industriale  di problemi, enclavi spesso aliene della città, sono però spazi in cui, grazie alla proprietà indivisa e alla presenza di una solidarietà e condivisione dal basso, vi è un, seppur fragile, equilibrio che va assolutamente preservato e amplificato.

Si tratta di bombe sociali pronte ad esplodere al minimo sussulto, al più fleblile segnale, alla prima incomprensione o conflittualità.

Quartieri che , lasciati a se stessi, in un mix di proprietà privata speculativa, poteri consolidati, nuova proprietà depauperata, nuovi arrivi incontrollati, potranno degenerare a macchia d’olio.

Ma tutto ciò il nostro PdC del Partito Unico della Nazione probabilmente lo sa benissimo.

E allora i dubbi, le perplessità, diventano una paura sempre più reale e tangibile.

Perchè non si può credere che dietro questa incapacità manifesta, dietro questa volontà di  non risolvere ma svendere ci sia un disegno latente fin troppo chiaro e inquietante.

Qui il testo del Decreto

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario

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